1nc1p1t , (111+) Libri mai scritti

Incipit raccoglie inizi di racconti, storie, aneddoti e favole di libri mai scritti.
Lo scopo è quello di raggiungere almeno i 111 incipit. siete tutti invitati a mettere nei commenti il TITOLO che dareste al libro.
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Certe mattine sono dure e insidiose. Certi Lunedì sono duri e fastidiosi, come un sasso nella scarpa, come una spina conficcata nel polpastrello. Certe mattine, quelle fredde, in cui trovi un solo guanto nella tasca del cappotto, le mattine fatte di gente fredda e silenziosa, ecco: quelle mattine andrebbero cancellate dalla memoria collettiva e rimosse per sempre.

La mattinata non sembrava andare per il meglio, Il solito bar era chiuso per ferie, gli autobus scarseggiavano, nelle loro corse estive, e Gianni era già in terribile ritardo con un cliente importante. Mentre fissava sconsolato il pannello informativo alla fermata, Gianni pensava che peggio di così non sarebbe potuto andare, ma probabilmente si sbagliava; a breve avrebbe conosciuto una persona che gli avrebbe cambiato la vita, e per sempre.

Enzo guardava con desolazione la sedia accanto alla sua. Vuota. Anche la sedia di fronte a lui era vuota. Tutta la dannata mensa era vuota, se non fosse stato per lui, l’ultimo operaio, rimasto li insieme a pochi altri per smantellare gli ultimi macchinari. Trentacinque anni, pensava, trentacinque anni della sua vita spesi in quella fabbrica, a sudare, bestemmiare, piangere, ma anche a ridere e sperare. Sperava in un futuro migliore, un futuro per i suoi figli; La fabbrica era la sua seconda casa. Poi la crisi; Le crisi. Passerà, si diceva, come tutte le crisi, ma questa volta le banche si erano mangiate tutto, e la fabbrica doveva chiudere. Ecco la sirena. Si ricominciava con il lavoro.

La giornata non era cominciata nel modo migliore; La sveglia all’alba, una doccia svogliata, ed un caffè amaro, per poi tuffarsi in una Milano calda e appiccicosa, già affollata dalle prime ore del mattino. Il cliente aveva chiesto espressamente di essere puntuali e presenti alle otto, e la cosa non era per niente facile, specialmente se ti trovi dall’altro capo della città. Arrivata di fronte al palazzo, a pochi metri dalla meta, Dania ebbe un attimo di esitazione; Restò li, quasi immobile , con il braccio proteso ed il dito sul campanello; ” cosa sto facendo? ” pensava, ” è questo quello che voglio fare, veramente?” . Quello che sembrava un singolo pensiero si stava trasformando in un fiume, una cascata di pensieri, e lei ne era travolta completamente. Abbassò lentamente il braccio e girò le spalle al palazzo. Oggi, lei e il suo tacco dodici, avrebbero fatto vacanza.

A volte viene il dubbio che un destino ci sia veramente, perché certe cose non possono accadere solo per caso. A volte sembra veramente che certe cose possano accadere solo a noi, e non ad altri, per delle ragioni che non arriviamo a comprendere. Lisa fissava la strada, affacciata a quella finestra di una piccola stanza di ospedale, e la sua mente vagava alla ricerca di mille pensieri buoni, senza trovarne nemmeno uno. Là fuori la vita continuava a scorrere, ignara del dolore che Lisa aveva nel cuore. Si girò lentamente, per non fare rumore; Era ora di tornare ad occuparsi della sua bambina.

Andrea scese di corsa per la via del Prione, la giornata era umida, e ci mancò poco che cadesse a terra per quanto il ciottolato era bagnato e viscido. Superata la vecchia chiesa diroccata il carruggio si apre sulla piccola piazza delle erbe; Li lo stava aspettando Anna, Seduta sull’unico tavolino completamente al sole. Anna era lì, seduta, con gli occhi chiusi ed il volto verso il cielo, come a voler catturare ogni singolo raggio di sole. Andrea si avvicinò lentamente, riusciva a vedere le fossette del suo viso,e rimase un attimo a fissarla. Poggiò una mano sulla sua e lei lo  riconobbe subito; Con gli occhi ancora chiusi allargò il sorriso e disse ” ti stavo aspettando”.

Felipe usci dall’acqua che ancora il sole doveva sorgere. Prese il suo asciugamano e si avvio lentamente verso la vicina casa. Un bagno in mare , al mattino , in una spiaggia deserta, è un privilegio che pochi possono permettersi. A breve sarebbe arrivato Luglio, con i suoi vacanzieri, e tutta quella magia sarebbe svanita. Appena rientrato , Il suo telefono trillò ferocemente. stava per iniziare un’altra giornata di lavoro, ma prima di iniziare nessuno gli avrebbe tolto il piacere di un caffè e di una sigaretta davanti ad un alba che stava per arrivare.

La salita è bella, pensavo, la salita è fatica, sudore, lacrime, certo, ma la salita è…. democratica.
Accomuna tutti, giovani e vecchi, è dura e spietata, ma allo stesso modo con tutti.
La devi affrontare, non puoi saltarla, ne aggirarla. Lei è li che ti aspetta.
Va affrontata lentamente, con moderazione, dosando forze e cervello. Se la sai prendere nel verso giusto ti regalerà emozioni e momenti irripetibili; E quando l’hai superata, con il fiatone e la morte nel cuore e nelle gambe, allora sarà bello fermarsi un momento per guardare indietro, per vedere quanta strada e quanto in alto siamo arrivati, e saremo pronti per una nuova e più ripida salita. 

Che poi a tutta quella storia del bioritmo, quelle curve sinusoidali che dovrebbero regolarci la vita, a tutta quella storia, io non ci avevo mai creduto.
Ora lei mi sedeva davanti, come tutte le mattine, ignara delle mie attenzioni e cosi tremendamente bella, fasciata di un abito a fiori, immersa nel suo libro di poesie francesi.
Io, che il francese non l’ho voluto studiare neanche a scuola, la guardavo come si guarda una creatura di un altro universo, perché sicuramente da li arrivava.

Antonia finì in fretta la sua cena, anche se una mozzarella, tre pomodorini ed una fetta di pane non si può propriamente chiamare cena. Allineo le posate a lato del piatto, come faceva sempre, e si allungò sulla sedia, distendendo le gambe e portando la testa leggermente all’indietro, nella tipica posa di chi ha appena finito un abbuffata. Davanti a lei, un triste muro di piccole mattonelle rosse, erede e testimone di un edilizia popolare che non c’e più. Milano lei l’aveva sempre odiata, anche prima di andarci a vivere e lavorare, ed ora ancora di più, prigioniera di una città che odia i suoi abitanti, che fa di tutto per farli andare via, ma che alla fine attira verso di se e, inesorabilmente, inghiotte.