Antonia finì in fretta la sua cena, anche se una mozzarella, tre pomodorini ed una fetta di pane non si può propriamente chiamare cena. Allineo le posate a lato del piatto, come faceva sempre, e si allungò sulla sedia, distendendo le gambe e portando la testa leggermente all’indietro, nella tipica posa di chi ha appena finito un abbuffata. Davanti a lei, un triste muro di piccole mattonelle rosse, erede e testimone di un edilizia popolare che non c’e più. Milano lei l’aveva sempre odiata, anche prima di andarci a vivere e lavorare, ed ora ancora di più, prigioniera di una città che odia i suoi abitanti, che fa di tutto per farli andare via, ma che alla fine attira verso di se e, inesorabilmente, inghiotte.